Schema operativo sulle diverse pratiche laboratoriali con i materiali dell’arte con gruppi di bambini e adolescenti

Il laboratorio cioè lo spazio entro cui si articolano le attività è qui inteso come il luogo in cui vengono offerti i mezzi, gli spazi e l’assistenza necessari per costruire liberamente una esperienza di autonomia creativa.

Non quindi un luogo orientato secondo un certo tipo di ideologia in cui l’adulto è messo nelle condizioni di trasmettere un suo sapere, come è nella logica della classe che si basa su questo presupposto implicito; la forma-classe prevede infatti un serie di condizioni che sono tutte connotate ideologicamente: i posti assegnati, lo spazio chiuso da cui si esce solo chiedendo il permesso, i materiali gestiti dall’adulto, i tempi scanditi rigidamente, ecc.

Le pratiche laboratoriali che si basano sulla libertà espressiva devono innanzitutto porsi come elementi di rottura di questo schema ideologico e tendere a strutturarsi secondo schemi operativi e comunicativi qualitativamente diversi, che si possono sintetizzare nella costate tendenza a responsabilizzare direttamente i partecipanti rispetto alle attività che vengono svolte.

A – Le proposte di lavoro individuale

Gruppi precari:

gruppi composti per l’occasione come feste, eventi vari, i cui componenti non si ritroveranno più;

gruppi preesistenti con cui l’attività ha una durata molto limitata (uno o due incontri): ad es  le classi scolastiche;

gruppi con prospettive di lavoro continuative ma i cui partecipanti possono variare di volta in volta (alcuni doposcuola);

Queste attività si potranno sviluppare in contesti diversi sia per collocazione che per il tipo di composizione del gruppo:

luoghi istituzionali \ informali, attività continuative \ saltuarie o episodiche, con gruppi omogenei pre-esistenti  \ con gruppi formati per l’occasione \ con gruppi eterogenei

1 – modalità  tattile/motoria o compositiva/decompositiva (anche distruttiva)

indicazioni operative

(le prime fasi di questa modalità possono essere eseguite ad occhi bendati)

IN SPAZI ATTREZZATI

– proporre diversi tipi di materia: liquida, plastica, in polvere, in grani secchi, da saggiare tattilmente e “agendoli”. appropriazione dei caratteri del materiale e assimilazione delle sue caratteristiche attraverso un contatto libero con il proprio corpo: stimolare il contatto diretto con le parti del corpo, non soltanto con le mani (impronte dei piedi, del gomito, ecc)

– proporre di sperimentare la proprietà adattiva della creta: impronte di cose, l’immagine in negativo, non solo con oggetti ma anche con cose già modellate (visi, ecc). i materiali possono essere sia forniti che trovati dai bambini (dipende dal contesto)

———————————

RISULTATI DA OSSERVARE E VERIFICARE

preferenze sul tipo di materia; frequenza della modalità distruttiva; resistenze alla distruzione; tipologie prescelte nella modellazione cieca, preferenze e ripetizioni nella applicazione di impronte; incidenza dell’astrazione: accettata o rifiutata;

2 – modalità conservativa

2.1 – senza indicazioni di lavoro :

“potete fare quello che volete”

indicazione: – mettete i pezzi finiti da parte; date un titolo all’opera (va trascritto a fianco della foto)

– stimolare la descrizione successiva dell’opera registrando la voce e facendo attenzione alle definizioni traslate (linguaggio metaforico)

PER I PIU’ PICCOLI- proporre di saggiare i materiali e comporre diverse forme preparate prima (anche con argille di colori diversi): sfera, cubo, salamini, sfoglia, e invitare alla loro composizione, costruendo e decostruendo forme ed assiemi;

– lasciare la possibilità di lavorare in piccoli gruppi se lo chiedono

COSA SUCCEDE

Vengono realizzate di norma figure singole, senza alcuna collocazione temporale o riferimenti espliciti a fatti o  circostanze precise. Sono di solito eseguiti con una certa sicurezza (variabile); in alcuni casi si verifica un blocco (assenza di decisione);

Alla domanda cos’è questo?, che va sempre posta, ci si può fermare alla semplice descrizione secondo il senso comune, ma a volte si può andare oltre facendo emergere espressioni verbali che danno voce al loro senso nascosto, che divengono quindi metafore del contenuto rappresentato: metafora perché rimanda a qualcosa d’altro rispetto al suo senso comune, perché la arricchisce di significati che altrimenti rimarrebbero inespressi con gli strumenti della logica razionale (non fermarsi a: ’questo è quello’ ma far emergere anche la carica emotiva racchiusa nel concetto di partenza che infatti non è mai ’solo’ quello, come rivelano le rappresentazioni per immagini. Così bisogna saper utilizzare le parole per provare a dare voce a quelle dimensioni dei concetti percettivi che altrimenti rimarrebbero inespresse. Quando questo avviene è perché si è riusciti ad usare le parole come metafore.

RISULTATI DA OSSERVARE E VERIFICARE

 

a – gli stili rappresentativi e le capacità specifiche dei singoli  (le particolari capacità espressive e rappresentative di alcuni);

b – le particolari distorsioni della forma reale (individuare le tipologie di distorsione);

c – le diverse modalità utilizzate di rappresentare lo stesso soggetto (raggrupparli per soggetto, vedi elenco immagini)

d – le tipologie scelte (attenzione alle suggestioni che possono aver influito sulle scelte dei soggetti rappresentati)

e – il grado di sicurezza nella realizzazione

f – analizzare i casi di blocco inventivo

g – la qualità dei titoli e delle descrizioni

2.2 – inizio o prosecuzione del lavoro individuale con indicazioni operative di lavoro (quando il gruppo è pre-esistente e c’è continuità degli incontri)

INDICAZIONI OPERATIVE

– Ognuno immagini un personaggio di fantasia, un ricordo , un luogo o situazione definiti (la tipologia può essere comune), un sogno, e lo rappresenti con la creta e il disegno

– Ognuno scelga un racconto esistente (favola, racconto, poesia) o faccia una composizione propria, e li rappresenti con la creta e il disegno

Il lavoro si può proporre in due modalità:

1 – rappresentazione diretta senza racconto verbale o scritto iniziale. Alla fase esecutiva della rappresentazione visiva può seguire la richiesta di descrivere verbalmente le rappresentazioni (che verranno registrate e trascritte).

2 – il racconto verbale o scritto precede la rappresentazione

Alla realizzazione con la creta si può affiancare la possibilità di usare il disegno su carta ed i colori.

Il lavoro viene svolto individualmente quindi la collocazione dei posti è preferibilmente senza una disposizione frontale troppo ravvicinata (sopratutto dopo i sei anni).

I materiali raccolti (visivi, verbali o scritti) possono essere utilmente raccolti e confezionati in modo da essere consegnati ai partecipanti per una loro visione successiva, utilizzabile anche ad una distanza di tempo indefinita. Questa raccolta può essere realizzata con i mezzi audiovisivi o con la stampa su carta.

La fissazione in mezzi riproducibili rafforza lo sviluppo delle potenzialità espressive: non si pone l’obbiettivo della sua fruizione da parte di un pubblico, ma rimane all’interno di un uso finalizzato alla crescita personale, alla intelligenza delle cose.

COSA SUCCEDE

Queste scene rappresentate, essendo sintesi emotive di un’immagine o di un episodio di cui si sono costruita una visione interiore, sono spesso scene composte di più elementi spazialmente contigui; richiedono uno sforzo riflessivo che sintetizzi il contenuto percettivo o la sua rappresentazione verbale.

Spesso si manifesta una difficoltà a rappresentare i singoli elementi che devono comporre la scena; il che produce un senso di inadeguatezza (“non sono capace di farlo”) che a volte sfocia in una richiesta di aiuto (che normalmente non va soddisfatta).

L’assieme degli oggetti può assumere la forma di un assieme organizzato spazio-temporalmente oppure un semplice affiancare una serie di oggetti che hanno relazione col soggetto da rappresentare.

 

Se la rappresentazione viene fatta utilizzando medium diversi (creta e disegno), si riscontrano sempre grandi differenze tra i due tipi di medium e di solito la modellazione risulta la più soddisfacente.

RISULTATI DA OSSERVARE E VERIFICARE

a – differenze tra i medium

b – la sequenza temporale: unità spazio-tempo-luogo o divergenza

c – osservare le differenze di scioltezza rappresentativa in base alle esperienze pregresse

d – la natura dell’episodio o testo scelto: quale storia, quale contenuto del ricordo (a quale tipo di contesto fa riferimento: scolastico, familiare, sogno, fantasia, ricordo positivo, ricordo negativo – incubo, trauma, umiliazione subita, ecc –

e –  se si tratta di una rappresentazione che segue una descrizione, con parole o scritta, di un fatto accaduto, comparare i contenuti presenti nel racconto con parole con quelli della rappresentazione per immagini evidenziandone le lacune, le differenze, il tono emotivo.

B – Le proposte di lavoro collettivo: 

creazione di situazioni in cui vi è interazione tra i componenti del gruppo

(adatto ad un gruppo con cui vi sia la prospettiva di un lavoro continuativo)

– Costruzione collettiva orale di una storia a partire da uno spunto casuale e successiva rappresentazione dei fatti e dei personaggi da parte di ciascun bambino (con la variante del lavoro in coppia o a tre o quattro, su iniziativa dei bambini).

L’obiettivo è creare un legame nel gruppo costruendo uno sfondo condiviso che regoli in maniera intenzionale la vita del gruppo: si tratta di costruire occasioni in cui si sviluppino legami affettivi che suscitino un nuovo senso di appartenenza collettivo.

NOTA: Col temine sfondo condiviso si possono definire diverse modalità di aggregazione che riguardano le occasioni in cui il gruppo si forma: queste non riguardano soltanto elementi concettuali legati ai contenuti specifici delle attività, ma  si basano anche su elementi di tipo materiale, spaziale (la costruzione di uno spazio comune riconosciuto dai partecipanti come uno spazio condiviso: lo spazio si connota come uno spazio specifico, destinato solo ad una o più attività definite, adeguatamente attrezzato in loro funzione; in questo spazio i bambini sanno che ritroveranno determinati elementi materiali e le loro realizzazioni) e temporale (a creazione di un momento temporalmente definito che diventi un appuntamento ricorrente, ad es. il corso o l’esercizio libero di certe attività che coinvolgono il gruppo).

La individuazione e la costruzione di uno sfondo condiviso è è il primo passo perchè un gruppo possa cominciare a definirsi tale; senza di esso si ha a che fare ancora con una semplice aggregazione di singoli.

Lo sfondo narrativo:

La elaborazione di storie collettive che divengono uno spazio aperto alla condivisione, un luogo in cui scambiare le diverse narrazioni e sul quale esercitare un nuovo senso della responsabilità: lo spazio di ognuno diventa componente indispensabile dello spazio comune.

A differenza delle esperienze rappresentative condotte individualmente, in cui ognuno si esprime senza tener conto degli altri, qui si vuole stimolare un processo di “uscita da sé” in cui accogliere la memoria e i vissuti degli altri, quindi la capacità di mettersi in relazione con gli altri arricchendosi reciprocamente. Gli oggetti, le strade, le case e i loro interni, gli elementi che sostanziano gli spazi vissuti, ricordati o immaginati, che sono luoghi della memoria individuale ed occasioni per una narrazione di sé, diventeranno un nuovo grande spazio aperto alla condivisione con gli altri.

Queste elaborazioni possono avvenire

– soltanto come momenti di discussione (a questo genere appartengono le pratiche cosiddette di tipo filosofico con  bambini, cui si rimanda per la loro descrizione),

– oppure essere affiancate a pratiche rappresentative che utilizzano altri medium (immagini disegnate, modellazione, scrittura, rappresentazione collettiva – messa in scena – , registrazioni audiovisuali). La ripresa delle elaborazioni sui diversi piani comporta un arricchimento dell’esperienza espressiva\rappresentativa ed una ulteriore occasione per rendere più completa e coinvolgente la comunicazione interpersonale.

Le tematiche della discussione collettiva possono basarsi su di un racconto letto collettivamente o su un argomento di interesse comune: la descrizione di un tipo di situazione definita e condivisibile (es: una punizione subita, un ricordo bello, un ricordo brutto, un regalo, un amico, la nascita, ecc) o una esperienza o un ricordo comuni al gruppo (una gita, un episodio scolastico, ecc). Qui è il contesto a suggerire il tema (ansie, difficoltà, distacco, paure, episodi che hanno coinvolto tutto il gruppo, ecc)

I criteri per condurre lo sviluppo della elaborazione narrativa comune devono seguire  il fine dello sviluppo del confronto tra idee, interpretazioni, visioni diverse: il momento delle scelte che devono portare ad una sintesi rappresentata dalla “storia comune” deve essere presentato e condotto in modo da risultare l’espressione il più possibile soddisfacente e completa degli elementi emersi e non deve essere finalizzato al raggiungimento di un risultato che soddisfi i canoni estetici, stilistici e narrativi propri delle forme espressive adulte.

Ad esempio, se si tratta di mettere in scena un episodio sviluppato nella discussione, bisognerebbe non cadere nella logica delle “esigenze sceniche” (che fatalmente tende a riproporsi nella mente dell’adulto che conduce la sperimentazione) che si basano sull’ottica degli spettatori – potenziali o reali – che vi assisteranno.

INDICAZIONI OPERATIVE

Vi sono due opzioni iniziali nell’uso combinato della rappresentazione orale e per immagini:

1 – avviare una discussione collettiva in cui i bambini sono invitati a parlare dell’argomento proposto e successivamente passare alla rappresentazione con immagini (creta e disegni).

Le rappresentazioni individuali della tematica discussa, fatte da ognuno indipendentemente dagli altri, saranno l’occasione per un ulteriore approfondimento dell’argomento, introducendo elementi nuovi e sollecitando una riflessione specifica sulla efficacia delle immagini nel tradurre i pensieri. Viene quindi ampliato notevolmente lo spettro degli elementi a disposizione dei bambini per approfondire le loro capacità di cogliere gli aspetti più significativi del reale.

2 – iniziare con la costruzione di personaggi e quindi farli interagire tra loro avviando, a partire da queste relazioni, la discussione collettiva che terrà conto dei contributi figurativi elaborati da ciascuno dei componenti del gruppo.

In una seconda fase si analizzano in gruppo i risultati della discussione e delle rappresentazioni con immagini e si verifica la possibilità di arrivare ad una sintesi che può prendere diverse forme:

– un testo con parole ed immagini.

– la messa in scena di azioni in cui i lavori modellati sono agiti dai bambini sotto forma di gioco collettivo

– la elaborazione collettiva di un cortometraggio attraverso l’uso del medium delle riprese video con la partecipazione del gruppo al loro montaggio.

– la messa in scena di vere e proprie rappresentazioni di tipo teatrale in cui la storia collettiva diventa uno spettacolo rivolto all’esterno del gruppo.

– un testo da leggere ad alta voce.

– la realizzazione di esposizioni dei lavori prodotti finalizzate ad una comunicazione con l’esterno. Questa modalità è da escludere con i bambini più piccoli perchè li espone al giudizio ed agli apprezzamenti degli adulti, mentre può essere utile con gli adolescenti in quanto in questo modo si creano occasioni di interazione del gruppo con l’ambente esterno.

RISULTATI DA OSSERVARE E VERIFICARE

a – La evoluzione della discussione collettiva, essendo una forma di confronto tra punti di vista diversi, si può evolvere in varie maniere: con una unanimità o con l’evidenziazione di punti di vista diversi o conflittuali.

b – le dinamiche di gruppo che emergono nella discussione.

c – avendo tutte le rappresentazioni la medesima  base concettuale di riferimento emergono con maggiore chiarezza gli stili rappresentativi propri di ognuno. Questi stili devono essere oggetto di attenta analisi per cercare di associarli alle altre caratteristiche delle personalità di ciascuno emerse nelle altre forme e modalità rappresentative delle elaborazioni individuali.

—————